Teatro Civile

Paolini: il caos contro il terrore

uno spettacolo di Diana Höbel

con Diana Höbel, le musiche originali dal vivo di Baby Gelido e i dipinti di Paolo Cervi Kervischer

Una prod. Teatro La Contrada con il sostegno della Regione FVG / Bando Pasolini

Pasolini nudo, messo a nudo, nell’ottobre del ’75, nella Torre di Chia, dove si era ritirato a scrivere “Petrolio”, uscito postumo solo nel 1992, immortalato dal fotografo Dino Prediali, il “Caravaggio della fotografia”. La sua figura magra e atletica, atletica a dispetto di chi lo voleva deboluccio, effeminato perché gay, che nudamente legge un libro, a pochi giorni dalla sua morte, dal suo omicidio.

Perché partire dalla fine, da una foto che lo ritrae a pochi giorni dal suo omicidio, quando qui si vorrebbe raccontare de Il caos, di quegli anni di mezzo, dal ’68 al ’70 in cui collaborò per il settimanale Tempo con la sua rubrica?

Perché la sua nudità è una costante. Dice sempre ciò che pensa. Pare poco!

La sua nudità apre Il caos quando, nel primo articolo, ci rivela perchè ha deciso di scrivere la rubrica: lo fa per “la necessità civile di intervenire nella lotta spicciola e quotidiana”. Facciamo nostra questa necessità, in un percorso che dal secolo scorso, attraverso le parole di Pasolini, ci porti dentro al nostro presente.

https://www.contrada.it/spettacoli/pasolini.-il-caos-contro-il-terrore

https://www.pck.it/


http://robertocanziani.eu/quantescene/2020/02/11/ferriera-hobel/

Perchè la Ferriera? Perchè è un tema tabù. Che tocca non solo il destino dell’impianto in questione, quanto il tema più generale dello sviluppo di un territorio.

Il teatro va a guardare dove non si vorrebbe guardare. Affrontare un argomento del genere, significa andare dentro un rimosso, un problema insoluto, una “rogna”. Vogliamo trasformare il problema in una risorsa, in un momento di incontro, e di crescita collettiva.

Raccontare la Ferriera vuol dire entrarci dentro. Entrare dentro alle sue origini, e imparare cosa vuol dire siderurgia, cosa vuol dire politica industriale di una nazione, come queste si siano evolute nel corso dei decenni, errori e strategie, ideali di progresso e clientelismi mortali. Tornare indietro e raccontare dell’IRI, nato nel primo dopoguerra, attraversare il piano Sinigallia degli anni ’60, fino ad arrivare alle “dismissioni” (e privatizzazioni) degli anni ’90 (vedi Italsider di Bagnoli, la cui bonifica pare sia cominciata a gennaio 2020, a circa trenta anni dall’esplosione col tritolo della prima torre caldaia). La storia della Ferriera triestina, dunque, si apre a noi e diventa il racconto di un piccolo borgo che cambia e si fa industriale, che poi è la nostra nazione stessa, il piccolo borgo. Significa partire dal locale, per ragionare su scala globale. Partire dal passato, per orientarci al meglio nel futuro che è già qui.

Punto

di

fusione


Uno spettacolo sulla Ferriera di Trieste

di e con Diana Höbel

Prod. Teatro degli Sterpi.

Prima italiana: Hangar Teatri, feb. 2020.

“Punto di fusione” nasce dall’esigenza di affrontare un tema caldo – la chiusura del centenario stabilimento siderurgico triestino, ex Ilva, ex Italsider – in modo freddo, ossia quanto più razionale, super partes e oggettivo possibile. E questo non per ecumenismo, quanto per indagare la possibilità di una nuova prospettiva da cui guardare l’accaduto, nel rispetto di tutte le sensibilità in causa. Il titolo “Punto di fusione” fa riferimento infatti sia al punto di fusione dei metalli che, metaforicamente, alla fusione di interessi che sembrano contrapposti e resistono l’uno all’altra.


CARMEN

una prod. Fondazione Benetton

di e con Diana Höbel

Prima nazionale Palazzo Bomben – Treviso – 2005

Noris Guizzo, nome di battaglia Carmen, fu staffetta partigiana a Treviso.
La sua storia è casualmente venuta alla luce grazie alle ricerche dello storico trevigiano Federico Maistrello, incuriosito dal ricorrere del nome Carmen tra i testimoni che, nel dopoguerra, deposero contro i nazifascisti.

La Fondazione Benetton mi ha chiesto di ricostruirne la storia. A mia disposizione ho avuto gli atti dei processi, le pubblicazioni di Rinascita dell’aprile ’45, le fotografie e le testimonianze delle persone che furono partigiani insieme a Carmen e che con lei condivisero l’esperienza dell’emigrazione oltreoceano negli anni ’50.
Tutto questo materiale l’ho portato in scena in un monologo che ha preso la forma di un’istruttoria serrata, in cui la fiducia di una generazione nella possibilità di modificare il corso degli eventi lottando con coraggio e generosità si confronta con il sentimento di immobilità dell’oggi.

https://drive.google.com/file/d/1RJaIIS79xNtjUJ703GceHJbSb-Cpe2rS/view?usp=sharing


CINQUEMILA ROSE

Una prod. Amici della Musica di Modena

DRammaturgia di Diana Höbel

con Diana Höbel e Mirko Soldano

e Paolo Grillenzoni – percussioni

Domenica 17 ottobre 2021 alle 20:30 presso La Tenda di Modena è andato in scena la lettura/spettacolo “5000 Rose“, evento speciale pensato dagli AdM nell’ambito dell’undicesima edizione di Màt – Settimana della Salute Mentale.

Attraverso la drammaturgia originale di Diana Höbel e il contributo di tecnici della Salute Mentale lo spettacolo affronta il tema della libertà e dei diritti individuali prendendo in considerazione narrazioni di donne che corrispondono a tre fasi della storia della psichiatria: dall’internamento in manicomio, alla “libertà” intesa anche come uscita dalla istituzione totale e infine ai percorsi di recovery. La finalità è allargare il dibattito sui diritti nella salute mentale dai tecnici ai fruitori dei servizi alla Comunità, mantenendo alta la guardia rispetto al pericolo della neo- istituzionalizzazione.
Protagonisti gli attori Diana Hobel e Mirko Soldano e il percussionista Paolo Grillenzoni, che ha eseguito musiche da Bach ai nostri giorni.